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"SIAMO DONNE" 1953- EPISODIO V "Anna Magnani"

Recensione di Elisa Pratolongo.

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Siamo donne è un film uscito nell’ottobre 1953 e diviso in cinque episodi. Il primo è un prologo che mette di fronte il pubblico ad una selezione di aspiranti attrici ed è incentrato sulle ansie e le delusioni delle partecipanti e sulle difficoltà di intraprendere una carriera nel mondo del cinema. I restanti  episodi invece sono basati su storie quotidiane di quattro famose attrici; si narra una vicenda di Alida Valli per la regia di Gianni Francolini, una di Ingrid Bergman diretta da Roberto Rossellini, una di Isa Miranda con regia di Luigi Zampa ed infine il quinto episodio, che vede protagonista Anna Magnani diretta da Luchino Visconti con sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico e Cesare Zavattini.

Inizialmente il film doveva essere interamente dedicato ad Isa Miranda, solo successivamente si decise di raccontare quattro note attrici attraverso un episodio della loro quotidianità.

Anna Magnani narra una vicenda accaduta dieci anni prima, l’episodio inizia proprio con la voce fuori campo della Magnani che parla di se stessa: “ adesso tocca a me, sono Anna Magnani, vedete quel taxi laggiù, ci sono io, sto andando a teatro, dunque mi hanno chiesto di raccontarvi un episodio della mia vita… ho raccontato questo piccolo incidente a Visconti, gli è piaciuto ed insieme cerchiamo di raccontarlo a voi…Dunque dieci anni fa, aihmè  dieci anni fa, dunque dieci anni fa facevo la Rivista al Quattro Fontane, erano i primi successi, adoravo il mio lavoro e cercavo di essere sempre puntuale ma per un motivo o per l’altro non ci riuscivo…”

Anna Magnani negli anni quaranta era nel pieno della sua carriera teatrale, assieme a Totò aveva dato vita a quella compagnia in cui si univa ad un repertorio comico un contenuto di satira politica che, seppur velata, dati i tempi, era molto arguta ed efficace.

La vicenda proposta in “Siamo Donne” ,che sembrerebbe vera vista l’introduzione della stessa Magnani, inizia con la protagonista che deve recarsi al teatro Quattro Fontane di Roma e per arrivarci decide, come da consuetudine, di servirsi di un taxi. Vista la bella giornata, preferisce scendere a piazza Di Siena per poi proseguire a piedi fino a teatro, assieme al proprio bassotto di nome Madame, che tra l’altro era proprio uno dei cani posseduti dall’attrice.

Scesa dal taxi, al momento del pagamento, il conducente pretende oltre alla tariffa ordinaria, una lira di supplemento per il trasporto del cane.

Anna dapprima reagisce alla richiesta con una fragorosa risata ma nel momento in cui si accorge che l’uomo è fermo nella sua pretesa inizia a risentirsi.
Il tassista ritiene, come da regolamento, che possano essere trasportati gratuitamente solamente i cani “da grembo” e che l’animale in questione non rientri nella categoria e che quindi debba essere versata la lira come sovrapprezzo, lira che la donna sarebbe disposta anche a dargli ma come mancia, certamente non come supplemento vista la piccola taglia del suo cane.
Nonostante le rimostranze della cliente la questione non si risolve e si opta per andare a chiedere il parere alle autorità. Assieme al tassista la protagonista interpella dapprima una guardia incontrata lungo la strada dalla quale però sarà costretta a pagare una multa dal momento che il suo cane non porta la medaglietta ed infine, sotto consiglio della stessa guardia, si recherà al comando dei Carabinieri.

Si arriva così alla parte più  divertente del film che è anche quella in cui Anna Magnani gioca con se stessa sfoggiando una spiccata autoironia;  la donna si rivolge ad una sentinella che ovviamente non le risponde e che per questo viene ritenuta da lei, ignara del regolamento militare, sorda “ma che è sordo questo” esordirà la Magnani rivelando tutto il suo cipiglio comico; successivamente si reca negli uffici della caserma dove può finalmente esporre il problema.
Viene ascoltata dal brigadiere e dal maresciallo che risolve la paradossale vicenda attraverso la consultazione del dizionario laddove troverà scritto la definizione di grembo come “parte del corpo tra il principio del corpo e le ginocchia… dicesi soprattutto di donna con bambino in grembo” sentenziando così che la pretesa del tassista è, come afferma la cliente, infondata.

Ammessa la sua ignoranza in materia ma anche la sua buona fede l’uomo può finalmente accompagnare l’attrice al  Quattro Fontane dove deve esibirsi. A teatro nel frattempo la stanno aspettando, è già in ritardo di mezz’ora, il capo spettacolo è furioso, cerca di ovviare all’inconveniente anticipando  sulla scena un numero successivo, finchè tutto d’un tratto appare lei, la Magnani, con il suo cagnolino ed in fretta e furia inizia a prepararsi nel suo camerino.

Il numero che porta sul palco è quello della “Fioraia del Pincio”, che  aveva realmente interpretato  in “Quando meno te lo aspetti” del 1940 e successivamente ripreso anche in un Superspettacolo al Teatro Valle di Roma nell’ottobre del 1943.
E’ fondamentale sottolineare l’importanza di questa ultima scena, che possiamo addirittura considerare alla stregua di un documento storico di una celebre interpretazione di cui purtroppo non rimane alcun video. Il numero della “Fioraia del Pincio” fu uno dei più apprezzati tra quelli portati in scena dalla Magnani in quegli anni, fa parte di quel repertorio di rivista di cui Anna era molto orgogliosa, quegli spettacoli a cui chiunque abbia avuto la fortuna di assistervi  rimase colpito; di quella parte della sua carriera  più ignota ma immensa.
La canzone interpretata dalla fioraia (si veda il testo della versione cinematografica pubblicato alla fine della recensione) si svolge sull’aria dello stornello “Com’è bello fa l’amore quann’ è sera”.


Un banale episodio di vita quotidiana (così come voleva il film) ha permesso di conoscere qualcosa della Magnani teatrale, di vederla dietro le quinte nella sua apparente sicurezza ma anche nelle sue ansietà, nel suo gesto celebre di scapigliarsi prima di entrare in scena, e soprattutto nella sua grandezza sul palco.

Visconti ,da parte sua, ha proposto una serie di inquadrature molto specifiche, quando Anna entra in scena con il suo vestito nero, il fazzoletto al collo, i capelli sciolti ed il mazzo di fiori in mano viene inquadrata dall’alto per poi, appena ha inizio l' esibizione, spostarsi su un’inquadratura a tutto busto che ben ne mette in risalto la gestualità. Il regista stringe a poco a poco l’immagine fino ad inquadrarne solamente il viso così da evidenziarne lo sguardo profondo  proprio nel momento in cui l’interpretazione diventa più intensa con Anna che getta un fiore verso la platea accompagnando il gesto con l’ultima strofa della conzone : “questi fiori li regalo a Roma bella che li porti ad un sordato in sentinella”. Con la sua  uscita dalla scena, si chiude il sipario del teatro,  è la conclusione dello spettacolo, dell’episodio e dell’intero film.

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Anna Magnani ed il suo bassotto in una scena del film

Testo della canzone interpretata dalla "Fioraia del Pincio" (Anna Magnani) nel film.

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Ah, che giornata, nun se rimedia 'na lira pe' Roma, se spendono le lire  (parte recitata)

 (Parte cantata) Quante macchine venivano la sera, quanta gente qua affacciata a sta ringhiera, quanta folla de maschiette e de gagà, quante radio ne le macchine a sonà

Nu scennevano le coppie innamorate se ne stavano abbracciate a pomicià, er barista je portava la guantiera cò' la bira e cor caffè che allora c'era

Ogni Topolino me pareva un separè, ogni mazzolino arimediavo lire tre, ce scajavo sempre specialmente coi taxì co' le macchine ciddì
stando sempre attenta al pizzardone che a cavallo era imponente come un re

la terazza era un salotto ed ogni sera me pareva una stellata bomboniera, mò la gente de la mejo società resta a casa gioca al bridge o al baccarà

E quell'omo che puntava er canocchiale poveraccio pure lui mò sai che fa nu potenno arimedià cor firmamento resta a casa e s'accarezza lo strumento

Ma che luna... ma che luna c'è stasera vedo er monno che s'affaccia a sta ringhiera, da San Pietro all'artre cupole laggiù fino al mare più lontano sempre più

che m' importa se quassù non c'è nessuno, che m'importa se non trovo da scajà

mo' sti fiori li regalo a Roma bella che li porti ad un sordato in sentinella....

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Anna Magnani interpreta la fioraia del Pincio nel film Siamo Donne
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