BELLISSIMA (1951)
Recensione di Elisa Pratolongo

Anna Magnani e Walter Chiari
Ci sono film indimenticabili, che nè il tempo né le mode possono scalfire, sono pellicole eterne, sono i cosiddetti capolavori.
“Bellissima” diretto da Luchino Visconti, è uno di questi; divertente e al tempo stesso commovente, ha lasciato nella storia del cinema una scia indelebile.
Uscito nel dicembre del 1951, in pieno clima neorealista, racconta la vicenda di una famiglia come tante, residente in un quartiere popolano romano, una famiglia semplice, con una bambina piccola da crescere e un mutuo da pagare .
I Cecconi abitano nel seminterrato di un condominio, Spartaco Cecconi (Gastone Renzelli) è un capomastro, la moglie Maddalena (Anna Magnani) fa iniezioni per contribuire al bilancio familiare e Maria (Tina Apicella) è la loro bambina di circa cinque anni.
Un giorno il regista Alessandro Blasetti (che interpreta se stesso) indice un audizione per cercare una bambina che sia la protagonista del suo nuovo film “Oggi, Domani, Mai”. La notizia impazza per tutta Roma, anche la radio, mezzo d’informazione d’eccellenza al tempo, ne parla, il film inizia proprio con un poco meno che trentenne Corrado Mantoni che annuncia il concorso indetto dal regista invitando ogni genitore ad iscrivere la propria figlia.
Maria Cecconi è tra le numerosissime bambine che quella domenica d’estate si presentano a Cinecittà, accompagnata dalla madre, ma la bambina spaurita si perde. Proprio a causa di questa disavventura Maddalena Cecconi conosce Alberto Annovazzi (Walter Chiari), un giovane che lavora a Cinecittà e che si spaccia per “uno che conta” nell’ambiente. La bambina passa la prima selezione. Maddalena tra iniezioni e sacrifici vari fa di tutto per permettere alla figlia di poter realizzare quel sogno che forse è più suo che della piccola Maria. Le affianca una maestra di recitazione, la iscrive al corso di danza e le fa confezionare un vestitino di tutto punto per l’occasione e tra un appuntamento dal fotografo, dal parrucchiere, una lezione, e le consuete iniezioni per poter pagare il tutto madre e figlia passano tutta la giornata fuori casa scatenando le ire del marito Spartaco.
“E’una settimana che non si vive più……” è la reazione di Spartaco all’ennesimo ritardo di Maddalena, la lite che si scatena è furibonda.
Se Maddalena di primo acchito può sembrare una madre ossessiva in realtà è solo una donna che vorrebbe una vita migliore per la piccola Maria, una vita meno sacrificata. “Tu la puoi fare l’attrice… io pure se avessi voluto..”dice Maddalena con un velo di malinconia più eloquente delle parole stesse. Non dimentichiamoci che siamo nell’immediato dopo guerra, all’inizio degli anni ‘50 quindi nella piena ricostruzione di un paese che solo cinque anni prima non poteva far altro che contare i danni che l’estenuante conflitto mondiale aveva lasciato.
Il cinema ed il relativo mondo ad esso collegato era un mito, una chimera che affascinava e che permetteva di sognare. Gli stessi addetti ai lavori del film raccontavano che durante le riprese la gente era estasiata nel vedere gli attori e le personalità varie che si muovevano per la città, il cinematografo nell’Italia del dopo guerra era diventato un vero fenomeno e soprattutto questo tipo di cinema che scendeva nelle strade e riprendeva la realtà così com’era.
Ed è il fascino questo mondo e le conseguenti illusioni che può creare la tematica che fa da filo conduttore all’intero film, ed è proprio questo sogno che porta Maddalena a cedere alle proposte del disonesto Annovazzi che non solo le estorce denaro ma cerca anche di sedurre la donna, dalla quale è rimasto visibilmente affascinato, durante la cosiddetta scena “d’amore sul fiume” , ma Maddalena non cede a questo ulteriore compromesso mantenendo la sua dignità.
Maria riesce comunque a superare le selezioni e ad ottenere il provino finale. Il giorno stabilito per visionare i vari provini Maddalena e Maria si recano a Cinecittà, nascosta dietro ad un proiettore , Maddalena assiste alle risa dissacratorie davanti alla registrazione del provino di Maria che presa dal panico non seppe far altro che piangere, da parte dei collaboratori di Blasetti, Annovazzi compreso .
Uscita da Cinecittà, presa per mano la figlioletta, vaga per Roma, finchè non si ferma su una panchina a piangere consapevole della fine d’ogni illusione.
Arrivata a casa quando ormai è sera trova Glori ed Annovazzi ; Blasetti dopo aver rivisto il filmato di Maria ha scelto proprio lei per il film. Ma Maddalena ormai consapevole di quale sia la realtà di questo ambiente risponde lapidariamente “mia figlia non lo farà mai il cinematografo”. Riappacificatasi col marito, lasciati da parte i sogni di fama e successo, Maddalena e Spartaco si abbracciano ed il film si chiude con l’inquadratura della piccola Maria che dorme serenamente nel suo lettino ora finalmente libera di riprendere la sua vita da bambina.
Con “Bellissima” Anna Magnani, ci regala una delle sue più belle ed intense interpretazioni, dando vita alla figura di questa madre che fa di tutto per assicurare alla figlia un avvenire, esagerando e sbagliando in diverse circostanze, ma il tutto delineando la figura di una persona reale, vera, una donna come molte che con una grande forza, senza mai fermarsi un momento cerca di arrangiarsi e di non far mancare nulla alla sua bambina.
La Magnani partecipò attivamente alla lavorazione del film, Visconti ricordò in più di un occasione questo suo talento inventivo, questa sua intelligenza artistica. E proprio Visconti parla della scena della panchina, quando Maddalena piange con Maria in braccio, conscia della fine di tutti i sogni, quella scena non c’era nel copione fu la stessa attrice che la elaborò e la propose, dando vita ad una delle sequenze più belle del film. Ma anche la cosiddetta “scena d’amore sul fiume” assieme a Walter Chiari, a detta dello stesso Visconti, presenta in molti tratti delle battute improvvisate dai due attori stessi.
E proprio Walter Chiari è l’altra personalità di spicco del film; interpreta molto bene un personaggio (creato da Suso Cecchi D’Amico) piuttosto ambiguo, arrivista e meschino, ma sotto sotto anche lui in cerca di una vita migliore.
Tina Apicella è invece la piccola Maria la cui interpretazione fu veramente notevole. Si dice che la bambina sia stata scelta dalla stessa Magnani tra varie concorrenti al posto ed Anna Magnani fu proprio colei che l’aiutò in questo difficile ruolo. Suso Cecchi D’Amico, la sceneggiatrice del film, ricordò in più di una circostanza la grande sintonia tra le due.
Spartaco Cecconi è invece interpretato da Gastone Renzelli che di professione non faceva l’attore ma lavorava presso i macelli Roma. Visconti come marito della Magnani volle proprio un uomo del popolo che doveva semplicemente essere se stesso.
Tra gli altri attori di rilievo ricordiamo, oltre ai già citati Corrado Mantoni e Alessandro Blasetti nelle parti di se stessi, Tecla Scarano, attrice molto attiva al fianco dei più grandi attori comici tra cui Toto’, che in Bellissima veste i panni della stramba maestra di recitazione, attrice convinta ma dentro di sè anche conscia del suo fallimento; Nora Ricci nei panni di una lavorante della sartoria dove Maddalena fa confezionare il toutu alla figlia ed anche, in una piccola parte, precisamente quella del fotografo, Arturo Bragaglia., attività che lo stesso Bragaglia esercitò prima di dedicarsi al cinema.
Come già accennato la sceneggiatura venne curata, oltre che dallo stesso Visconti e da Francesco Rosi, da Suso Cecchi d’Amico alla sua prima collaborazione con Visconti. La D’Amico ricordò spesso questo film, l’entusiasmo e la stretta collaborazione tra i vari addetti ai lavori, a tal proposito dichiarò in un intervista apparsa su un settimanale nell’aprile 1983 “ si lavorava tra amici “
Nella stessa intervista la sceneggiatrice mise anche in luce il lavoro svolto per rendere il più possibile questo film attinente alla realtà, vero ed umano. A parte l’utilizzo di attori non professionisti, cosa tra l’altro abbastanza consueta nella cinematografia di Visconti ricordò la D’Amico: “ Per fare il film secondo verità, per molto tempo frequentammo il mondo popolare di Roma. Andavamo a mangiare in una trattoria sul Tevere, parlavamo con la gente. A differenza di Anna, Luchino questo mondo lo conosceva poco e sentiva il bisogno di appropriarsene”.
Addirittura Visconti proibì al costumista Piero Tosi di commissionare vestiti agli ateliè, i vestiti dovevano essere quelli della gente comune, dovevano essere quelli delle persone che veramente vivevano la realtà che attraverso questa storia quotidiana doveva essere illustrata, e proprio Tosi raccontò di aggirarsi nei vari quartieri romani ad osservare le persone e a scegliere i vestiti adatti ai vari personaggi, vestiti che venivano richiesti alla gente stessa.
"Bellissima" nasce da un idea di Cesare Zavattini “La bambina più bella del mondo” del 1942 testo che però venne preso solo come spunto per il film in quanto in molte parti è stato molto cambiato e rielaborato.
Le musiche sono di Franco Mannino e si ispirano al tema de “L’Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti.
Il film, che ebbe subito un gran successo in Italia, venne esportato nel 1953 anche negli Stati Uniti dove la stessa Magnani, che per la sua interpretazione vinse il suo quarto Nastro d’Argento, si recò per presentarlo e dove per l’occasione il 29 aprile al Museum of Modern Art venne organizzato un galà in suo onore con la proiezione del film.
“Bellissima” diretto da Luchino Visconti, è uno di questi; divertente e al tempo stesso commovente, ha lasciato nella storia del cinema una scia indelebile.
Uscito nel dicembre del 1951, in pieno clima neorealista, racconta la vicenda di una famiglia come tante, residente in un quartiere popolano romano, una famiglia semplice, con una bambina piccola da crescere e un mutuo da pagare .
I Cecconi abitano nel seminterrato di un condominio, Spartaco Cecconi (Gastone Renzelli) è un capomastro, la moglie Maddalena (Anna Magnani) fa iniezioni per contribuire al bilancio familiare e Maria (Tina Apicella) è la loro bambina di circa cinque anni.
Un giorno il regista Alessandro Blasetti (che interpreta se stesso) indice un audizione per cercare una bambina che sia la protagonista del suo nuovo film “Oggi, Domani, Mai”. La notizia impazza per tutta Roma, anche la radio, mezzo d’informazione d’eccellenza al tempo, ne parla, il film inizia proprio con un poco meno che trentenne Corrado Mantoni che annuncia il concorso indetto dal regista invitando ogni genitore ad iscrivere la propria figlia.
Maria Cecconi è tra le numerosissime bambine che quella domenica d’estate si presentano a Cinecittà, accompagnata dalla madre, ma la bambina spaurita si perde. Proprio a causa di questa disavventura Maddalena Cecconi conosce Alberto Annovazzi (Walter Chiari), un giovane che lavora a Cinecittà e che si spaccia per “uno che conta” nell’ambiente. La bambina passa la prima selezione. Maddalena tra iniezioni e sacrifici vari fa di tutto per permettere alla figlia di poter realizzare quel sogno che forse è più suo che della piccola Maria. Le affianca una maestra di recitazione, la iscrive al corso di danza e le fa confezionare un vestitino di tutto punto per l’occasione e tra un appuntamento dal fotografo, dal parrucchiere, una lezione, e le consuete iniezioni per poter pagare il tutto madre e figlia passano tutta la giornata fuori casa scatenando le ire del marito Spartaco.
“E’una settimana che non si vive più……” è la reazione di Spartaco all’ennesimo ritardo di Maddalena, la lite che si scatena è furibonda.
Se Maddalena di primo acchito può sembrare una madre ossessiva in realtà è solo una donna che vorrebbe una vita migliore per la piccola Maria, una vita meno sacrificata. “Tu la puoi fare l’attrice… io pure se avessi voluto..”dice Maddalena con un velo di malinconia più eloquente delle parole stesse. Non dimentichiamoci che siamo nell’immediato dopo guerra, all’inizio degli anni ‘50 quindi nella piena ricostruzione di un paese che solo cinque anni prima non poteva far altro che contare i danni che l’estenuante conflitto mondiale aveva lasciato.
Il cinema ed il relativo mondo ad esso collegato era un mito, una chimera che affascinava e che permetteva di sognare. Gli stessi addetti ai lavori del film raccontavano che durante le riprese la gente era estasiata nel vedere gli attori e le personalità varie che si muovevano per la città, il cinematografo nell’Italia del dopo guerra era diventato un vero fenomeno e soprattutto questo tipo di cinema che scendeva nelle strade e riprendeva la realtà così com’era.
Ed è il fascino questo mondo e le conseguenti illusioni che può creare la tematica che fa da filo conduttore all’intero film, ed è proprio questo sogno che porta Maddalena a cedere alle proposte del disonesto Annovazzi che non solo le estorce denaro ma cerca anche di sedurre la donna, dalla quale è rimasto visibilmente affascinato, durante la cosiddetta scena “d’amore sul fiume” , ma Maddalena non cede a questo ulteriore compromesso mantenendo la sua dignità.
Maria riesce comunque a superare le selezioni e ad ottenere il provino finale. Il giorno stabilito per visionare i vari provini Maddalena e Maria si recano a Cinecittà, nascosta dietro ad un proiettore , Maddalena assiste alle risa dissacratorie davanti alla registrazione del provino di Maria che presa dal panico non seppe far altro che piangere, da parte dei collaboratori di Blasetti, Annovazzi compreso .
Uscita da Cinecittà, presa per mano la figlioletta, vaga per Roma, finchè non si ferma su una panchina a piangere consapevole della fine d’ogni illusione.
Arrivata a casa quando ormai è sera trova Glori ed Annovazzi ; Blasetti dopo aver rivisto il filmato di Maria ha scelto proprio lei per il film. Ma Maddalena ormai consapevole di quale sia la realtà di questo ambiente risponde lapidariamente “mia figlia non lo farà mai il cinematografo”. Riappacificatasi col marito, lasciati da parte i sogni di fama e successo, Maddalena e Spartaco si abbracciano ed il film si chiude con l’inquadratura della piccola Maria che dorme serenamente nel suo lettino ora finalmente libera di riprendere la sua vita da bambina.
Con “Bellissima” Anna Magnani, ci regala una delle sue più belle ed intense interpretazioni, dando vita alla figura di questa madre che fa di tutto per assicurare alla figlia un avvenire, esagerando e sbagliando in diverse circostanze, ma il tutto delineando la figura di una persona reale, vera, una donna come molte che con una grande forza, senza mai fermarsi un momento cerca di arrangiarsi e di non far mancare nulla alla sua bambina.
La Magnani partecipò attivamente alla lavorazione del film, Visconti ricordò in più di un occasione questo suo talento inventivo, questa sua intelligenza artistica. E proprio Visconti parla della scena della panchina, quando Maddalena piange con Maria in braccio, conscia della fine di tutti i sogni, quella scena non c’era nel copione fu la stessa attrice che la elaborò e la propose, dando vita ad una delle sequenze più belle del film. Ma anche la cosiddetta “scena d’amore sul fiume” assieme a Walter Chiari, a detta dello stesso Visconti, presenta in molti tratti delle battute improvvisate dai due attori stessi.
E proprio Walter Chiari è l’altra personalità di spicco del film; interpreta molto bene un personaggio (creato da Suso Cecchi D’Amico) piuttosto ambiguo, arrivista e meschino, ma sotto sotto anche lui in cerca di una vita migliore.
Tina Apicella è invece la piccola Maria la cui interpretazione fu veramente notevole. Si dice che la bambina sia stata scelta dalla stessa Magnani tra varie concorrenti al posto ed Anna Magnani fu proprio colei che l’aiutò in questo difficile ruolo. Suso Cecchi D’Amico, la sceneggiatrice del film, ricordò in più di una circostanza la grande sintonia tra le due.
Spartaco Cecconi è invece interpretato da Gastone Renzelli che di professione non faceva l’attore ma lavorava presso i macelli Roma. Visconti come marito della Magnani volle proprio un uomo del popolo che doveva semplicemente essere se stesso.
Tra gli altri attori di rilievo ricordiamo, oltre ai già citati Corrado Mantoni e Alessandro Blasetti nelle parti di se stessi, Tecla Scarano, attrice molto attiva al fianco dei più grandi attori comici tra cui Toto’, che in Bellissima veste i panni della stramba maestra di recitazione, attrice convinta ma dentro di sè anche conscia del suo fallimento; Nora Ricci nei panni di una lavorante della sartoria dove Maddalena fa confezionare il toutu alla figlia ed anche, in una piccola parte, precisamente quella del fotografo, Arturo Bragaglia., attività che lo stesso Bragaglia esercitò prima di dedicarsi al cinema.
Come già accennato la sceneggiatura venne curata, oltre che dallo stesso Visconti e da Francesco Rosi, da Suso Cecchi d’Amico alla sua prima collaborazione con Visconti. La D’Amico ricordò spesso questo film, l’entusiasmo e la stretta collaborazione tra i vari addetti ai lavori, a tal proposito dichiarò in un intervista apparsa su un settimanale nell’aprile 1983 “ si lavorava tra amici “
Nella stessa intervista la sceneggiatrice mise anche in luce il lavoro svolto per rendere il più possibile questo film attinente alla realtà, vero ed umano. A parte l’utilizzo di attori non professionisti, cosa tra l’altro abbastanza consueta nella cinematografia di Visconti ricordò la D’Amico: “ Per fare il film secondo verità, per molto tempo frequentammo il mondo popolare di Roma. Andavamo a mangiare in una trattoria sul Tevere, parlavamo con la gente. A differenza di Anna, Luchino questo mondo lo conosceva poco e sentiva il bisogno di appropriarsene”.
Addirittura Visconti proibì al costumista Piero Tosi di commissionare vestiti agli ateliè, i vestiti dovevano essere quelli della gente comune, dovevano essere quelli delle persone che veramente vivevano la realtà che attraverso questa storia quotidiana doveva essere illustrata, e proprio Tosi raccontò di aggirarsi nei vari quartieri romani ad osservare le persone e a scegliere i vestiti adatti ai vari personaggi, vestiti che venivano richiesti alla gente stessa.
"Bellissima" nasce da un idea di Cesare Zavattini “La bambina più bella del mondo” del 1942 testo che però venne preso solo come spunto per il film in quanto in molte parti è stato molto cambiato e rielaborato.
Le musiche sono di Franco Mannino e si ispirano al tema de “L’Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti.
Il film, che ebbe subito un gran successo in Italia, venne esportato nel 1953 anche negli Stati Uniti dove la stessa Magnani, che per la sua interpretazione vinse il suo quarto Nastro d’Argento, si recò per presentarlo e dove per l’occasione il 29 aprile al Museum of Modern Art venne organizzato un galà in suo onore con la proiezione del film.