Anna Magnani: dagli esordi cinematografici ai primi grandi successi. Il cinema italiano dalla stagione dei "Telefoni Bianchi" al Neorealismo.
di: Elisa Pratolongo

Una ventiseienne Anna Magnani
Anna Magnani esordisce al cinema nel 1934 con il film "La cieca di Sorrento", diretto da Nunzio Malasomma, interpretando Anna l'amante di Ernesto (Dino De Luca), il notaio, colpevole di aver ucciso una donna sotto gli occhi della figlia di lei Beatrice (Miranda Boninsea- Dria Paola) che per lo schoc diventa cieca. Il ruolo di Anna è marginale, ma non troppo, alla fine è proprio lei che, conscia del delitto commesso dall'amante dieci anni prima, lo tradisce astutamente permettendone l'arresto e la conseguente condanna.
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Vittorio De Sica ed Anna Magnani
Sempre nel 1934 la Magnani appare in altro film: "Tempo Massimo", prima regia per Mario Mattoli. I protagonisti sono un giovane Vittorio De Sica e Milly, nota al tempo soprattutto come cantante. De Sica veste i panni di Giacomo Banti, professore di musica impacciato ed ingenuo che si innamora di Dora (Milly) e per far colpo su di lei cambia radicalmente il suo stile di vita. Anna Magnani interpreta Emilia, la cameriera di Dora. Film vivace che riserva anche qualche colpo di scena dal quale Emilia non è del tutto estranea.
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Anna Magnani e Luigi Almirante
L'anno seguente esce la commedia "Quei Due" di Gennaro Righelli. Tratto in parte dall'atto unico di Eduardo De Filippo "Sik Sik, l'artefice magico" , in parte ripropone altri personaggi sempre del repertorio dei De Filippo. Anna Magnani, il cui nome non compare nei titoli di testa, interpreta un piccolo ma divertente ruolo, impersonando Pierrotta l'amante di Gelsomino (Luigi Almirante) che, deciso a suicidarsi, da vita ad una scena esilarante nella quale sono coinvolti anche i due De Filippo.
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La canzonettista Fanny
Nel 1936 esce "Cavalleria" per la regia di Goffredo Alessandrini. Tra gli interpreti principali Amedeo Nazzari ed Enrico Viarisio. Anna Magnani interpreta Fanny, la canzonettista, di cui si innamora il sottotenente Rolla (Viarisio). La Magnani è nuovamente relegata ad un ruolo secondario, vestendo i panni della sciantosa, che ancora in altri film del tempo interpreterà. L'immagine di Fanny verrà comunque ricordata a lungo, addirittura Alfredo Giannetti nel suo primo film del ciclo "Tre Donne": "La Sciantosa" (1971) rievocherà questo personaggio attraverso una fugace ma significativa inquadratura di una foto d'epoca che mostra proprio una giovane Anna Magnani nei panni di Fanny.
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In una scena di "Trenta secondi d'amore"
Nel 1936, oltre che in "Cavalleria" la troviamo nel film "Trenta Secondi d'Amore " di Mario Bonnard. Tratto dalla commedia di Aldo De Benedetti, il film racconta di un incidente automobilistico in cui la protagonista Grazia ( Elsa Merlini) investe un pedone. L'uomo (Nino Besozzi) dopo varie questioni decide di ritrattare l'esoso rimborso in denaro a patto che la donna gli conceda un bacio che duri esattamente 30 secondi. Il finale punta molto sull'effetto sorpresa. Anna Magnani, al suo quarto film, si cala bene nella parte di Gertrude, la cognata zitella e pettegola, personaggio secondario, ma nonostante tutto, a detta della critica del tempo, parecchio incisivo.
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La locandina del film
"La Principessa Tarakanova"
E' il 1938 quando esce il film "La Principessa Tarakanova" diretto da Fedor Ozep e Mario Soldati. Ambientato nella Russia zarista il film è incentrato su intrighi di palazzo e presunti diritti al trono. Anna Magnani è la cameriera Maria.
Nel 1940 appare sul grande schermo il film "Una lampada alla finestra" di Gino Talamo; tratto dal dramma omonimo di Gino Capriolo del 1924, il film racconta un dramma familiare di cui non stentano ad approfittarsene due loschi personaggi. Protagonista è Ruggero Ruggeri, famoso attore teatrale dell'epoca che incarna la figura di Andrea, un padre affranto per la perdita dell'amato figlio. Anna Magnani interpreta Ivana, l'amante di Max (Luigi Pavese), un ladruncolo che cerca di approfittare della situazione per rubare i gioielli della preziosa collezione di Andrea. Film rarissimo e pressocchè dimenticato, "Una lampada alla finestra" anche all'epoca non ebbe molto successo. La Magnani ancora una volta è relegata ad una parte di secondo piano; d'altra parte il cinema del tempo viveva ancora su storie molto simili tra loro e piuttosto banali, i cui personaggi erano legati ad un clichè che solo nell'immediato dopo guerra sarebbe stato abbandonato.
Nel 1940 appare sul grande schermo il film "Una lampada alla finestra" di Gino Talamo; tratto dal dramma omonimo di Gino Capriolo del 1924, il film racconta un dramma familiare di cui non stentano ad approfittarsene due loschi personaggi. Protagonista è Ruggero Ruggeri, famoso attore teatrale dell'epoca che incarna la figura di Andrea, un padre affranto per la perdita dell'amato figlio. Anna Magnani interpreta Ivana, l'amante di Max (Luigi Pavese), un ladruncolo che cerca di approfittare della situazione per rubare i gioielli della preziosa collezione di Andrea. Film rarissimo e pressocchè dimenticato, "Una lampada alla finestra" anche all'epoca non ebbe molto successo. La Magnani ancora una volta è relegata ad una parte di secondo piano; d'altra parte il cinema del tempo viveva ancora su storie molto simili tra loro e piuttosto banali, i cui personaggi erano legati ad un clichè che solo nell'immediato dopo guerra sarebbe stato abbandonato.
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Anna Magnani nel film "La Fuggitiva"
Nel 1941 Anna Magnani è impegnata ne "La Fuggitiva", pellicola diretta da Piero Ballerini e tratta dal romanzo omonimo di Milly Dandolo del 1939. Delfina (Jole Voleri) e la piccola Marina (Mariù Pascoli) si incontrano per caso. Delfina è affranta per la fine di un fidanzamento, Marina è una bambina che vive col padre, uomo d'affari spesso fuori casa. La madre della piccola è Vanda Reni (Anna Magnani), una diva del varietà, che vive lontano da lei e che pensa solo al successo. Marina si affeziona a Delfina, che nel frattempo diventa la sua governante. La donna si innamora però del padre che da parte sua non disdegna una possibile relazione.La situazione precipita quando Delfina scopre che la bambina non è orfana e decide di andarsene. Marina si ammala gravemente, viene avvertita la madre che corre da lei, anche se in realtà la piccola vuole solo Delfina. Una volta guarita, Vanda ritorna alla sua vita d'artista, mentre padre e figlia sperano in un ripensamento di Delfina, che però non sembra ritornare sui suoi passi.
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Maddalena Tentini in arte Loletta Prima
Nello stesso anno esce Teresa Venerdì diretto da Vittorio De Sica che veste anche i panni del protagonista, il Dott. Pietro Vignali, un pediatra molto più abile nel conquistare le donne che nell'esercitare la professione. Disoccupato e pieno di debiti trova lavoro come medico in un orfanotrofio dove tra le varie ragazze c'è anche la graziosa Teresa Venerdì (Adriana Benetti) che subito rimane da lui affascinata. Pietro ha una relazione con la canzonettista Maddalena Tentini , in arte Loletta Prima, interpretata da una vivace Anna Magnani. Nel frattempo il dottore si trova anche fidanzato con la frivola e sognatrice Lilli ( Irasema Dilian) che lo vorrebbe sposare. Pietro, sempre più inguaiato nei debiti e costretto a mentire continuamente sia alla fidanzata che all'amante alla fine, resosi conto dell'amore sincero e disinteressato della giovane Teresa Venerdì la sposa.
Per quanto riguarda la Magnani, nonostante il suo personaggio sia nuovamente quello della sciantosa, ruolo già collaudato sia ne la Fuggitiva (1941) che in Cavalleria (1936), nel film di De Sica la troviamo finalmente un po' più libera di esprimere le sue vere potenzialità e di andare leggermente oltre quei personaggi stereotipati a cui, ad inizio carriera, era stata relegata. La scena più famosa del film è sicuramente quella in cui Loletta fa le prove dello spettacolo che dovrà portare in scena cantando "Qui nel cuor qui nel cuor c'è il mio amor c'è il mio amor, qui nel sen qui nel sen c'è il mio ben, c'è il mio ben..." (motivetto realizzato per l'occasione dal maestro Renzo Rossellini, fratello del regista Roberto). Loletta è la classica prima donna che snobba le prove, sicura di sè e della sua arte, e che col suo carattere fa letteralmente impazzire il povero regista che sta cercando di organizzare lo spettacolo.
Per quanto riguarda la Magnani, nonostante il suo personaggio sia nuovamente quello della sciantosa, ruolo già collaudato sia ne la Fuggitiva (1941) che in Cavalleria (1936), nel film di De Sica la troviamo finalmente un po' più libera di esprimere le sue vere potenzialità e di andare leggermente oltre quei personaggi stereotipati a cui, ad inizio carriera, era stata relegata. La scena più famosa del film è sicuramente quella in cui Loletta fa le prove dello spettacolo che dovrà portare in scena cantando "Qui nel cuor qui nel cuor c'è il mio amor c'è il mio amor, qui nel sen qui nel sen c'è il mio ben, c'è il mio ben..." (motivetto realizzato per l'occasione dal maestro Renzo Rossellini, fratello del regista Roberto). Loletta è la classica prima donna che snobba le prove, sicura di sè e della sua arte, e che col suo carattere fa letteralmente impazzire il povero regista che sta cercando di organizzare lo spettacolo.
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Maurizio D'Ancora ed Anna Magnani
Nel 1942 esce “Finalmente Soli” di Giacomo Gentilomo. Commedia rocambolesca in cui giovane Giulio (Maurizio D’Ancora) per far contenta la ricca zia, dalla quale spera di ottenere qualcosa, finge di convolare a nozze facendosi prestare la fidanzata dal suo migliore amico Benedetto (Enrico Viarisio). Vengono così organizzati due matrimoni, uno vero ed uno fasullo, nelle sale di uno stesso albergo; la sposa è costretta a passare da una sala all’altra e da un marito all’altro e a peggiorare la situazione è anche l’entrata in scena dell’amante di Giulio, Ninetta Casotti ( Anna Magnani).
Una parte ancora minore in un cinema che non era ancora pronto per quel salto di qualità di cui la Magnani,(che invece a teatro già spopolava da più di 10 anni) si sarebbe fatta portavoce assoluta.
Una parte ancora minore in un cinema che non era ancora pronto per quel salto di qualità di cui la Magnani,(che invece a teatro già spopolava da più di 10 anni) si sarebbe fatta portavoce assoluta.
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Anna Magnani nella parte di Zizì
Del 1942 è anche “La fortuna vien dal cielo” di Akos Rathonyi. Il film, ambientato in una Budapest di fine Anni 30’, narra la vicenda di due fidanzati: la giovane Anna (Vera Carmi) e l’attempato Giovanni (Sandro Ruffini). Giovanni ha regalato ad Anna una preziosa spilla della quale la donna viene derubata mentre è al cinema. Il responsabile del furto, in procinto di essere scoperto depone l'oggetto sul tavolino di un caffè al quale si è seduta Zizì (Anna Magnani), una mondana, che si trova in una difficile situazione economica.La donna ormai disperata invoca ad occhi chiusi l'aiuto del cielo e appena apre gli occhi vede davanti a sè la spilla. Da questo fatto nascono una serie di equivoci che capovolgono le vite dei protagonisti. Simpatica commedia leggera tipica di quegli anni, venne abbastanza apprezzata. Anna Magnani seppe interpretare in modo piuttosto vivace la parte di Zizì e venne molto lodata dalla critica dell’epoca; il cinema finalmente stava iniziando ad accorgersi di lei.
Nel 1943 esce il film “L’avventura di Annabella” diretto da Leo Menardi. Basato sulla storia di due giovani che si vogliono sposare e sulle rispettive famiglie che, nell’intento d’apparire ciò che in realtà non sono, quasi mandano a monte i progetti dei due ragazzi. Commediola un po’ superficiale anche se per certi spunti efficace, si inserisce bene nel genere del cinema dei “telefoni bianchi”. Anna Magnani che interpreta nuovamente il ruolo della mondana, anche in questo film venne molto notata dagli addetti ai lavori che in più di un occasione giudicarono la sua recitazione ottima.
Nel 1943 esce il film “L’avventura di Annabella” diretto da Leo Menardi. Basato sulla storia di due giovani che si vogliono sposare e sulle rispettive famiglie che, nell’intento d’apparire ciò che in realtà non sono, quasi mandano a monte i progetti dei due ragazzi. Commediola un po’ superficiale anche se per certi spunti efficace, si inserisce bene nel genere del cinema dei “telefoni bianchi”. Anna Magnani che interpreta nuovamente il ruolo della mondana, anche in questo film venne molto notata dagli addetti ai lavori che in più di un occasione giudicarono la sua recitazione ottima.
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Alberto Rabagliati ed Anna Magnani in una scena del film
La vita è bella “ è un film del 1943 diretto da Carlo Ludovico Bragaglia. Alberto Morandi (Alberto Rabagliati) è un conte che, rovinato dal vizio del gioco, medita il suicidio. Il prof. Luca Lucedius, venuto a conoscenza casualmente del suo intento gli propone di donare la sua vita alla scienza: Alberto dovrà recarsi nel suo studio dieci giorni dopo per sottoporsi ad un rischiosissimo e segretissimo esperimento, In questi dieci giorni però la vita del Conte cambia radicalmente: dapprima incontra Matteo (Virgilio Riento), un nullafacente che vive di espedienti e poi assieme al nuovo amico capita in una fattoria. Qui abitano due Sorelle Nadina (Maria Mercader), donna prudente e posata, che saggiamente amministra l’azienda di famiglia e Virginia (Anna Magnani), che preferisce dedicarsi al canto assieme al suo insegnante Leone (Carlo Campanini). Tra varie peripezie Alberto, che nel frattempo si innamora di Nadina, riscopre le piccole gioie della quotidianità. Ma ormai i dieci giorni son scaduti ed è giunta l’ora di presentarsi da Lucedius.Il giorno prestabilito Alberto si reca dal professore che accortosi, anche grazie a Nadina, che qualcosa nella vita del giovane è cambiato, confessa che l’esperimento è riuscito in quanto il vero esperimento non era altro che quello di far riscoprire il valore della vita al Conte perchè “ la vita si apprezza soltanto quando si ha la certezza di perderla”.
Anna Magnani in questa pellicola sfodera una certa autoironia e mette in luce molto bene le sue doti comiche. Ormai il suo talento era evidente anche se il vero salto di qualità si sarebbe visto col successivo film , sempre del 1943, "Campo de fiori".
Anna Magnani in questa pellicola sfodera una certa autoironia e mette in luce molto bene le sue doti comiche. Ormai il suo talento era evidente anche se il vero salto di qualità si sarebbe visto col successivo film , sempre del 1943, "Campo de fiori".
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Anna Magnani ed Aldo Fabrizi in "Campo de Fiori"
Proprio con “Campo de Fiori” di Mario Bonnard, Anna Magnani, accanto ad Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo, finalmente dismessi i panni della canzonettista, ricopre un ruolo molto più vero e genuino interpretando Elide, la fruttivendola vicina di banco del pescivendolo Peppino (Fabrizi) al mercato di Campo De Fiori.
Elide è affascinata da Peppino che al contrario è in cerca di compagnie più altolocate .Peppino si innamora di Elsa (Caterina Boratto) e per la donna fa mille sacrifici, tra i quali anche quello di accudirle il figlioletto mentre lei si trova in prigione a causa di una bisca clandestina. Peppino, affezionatosi nel frattempo anche al bambino, spera di poter coronare il suo sogno d’amore con Elsa dalla quale però riceve in cambio solo una cocente delusione in quanto la donna, ritrovato il padre del piccolo, decide di sposarsi con lui. E' Aurelio, il barbiere,anche lui innamorato di Elide e grande amico di Peppino, a fargli capire che il vero amore sincero e disinteressato è quello della fruttivendola, un amore di cui Peppino non si era mai accorto o che forse pur accorgendosene non aveva mai voluto ricambiare, intento com'era a cercare qualcosa di meglio in un ambiente ipocrita e falso. Peppino apre finalmente gli occhi e si ricrede.
Molto belle le comicissime scene di gelosia e le liti furibonde tra Elide e Peppino ed i discreti corteggiamenti di Augusto. Anna Magnani, che in "Campo de Fiori" ha finalmente una parte di primo piano, è straordinaria; comica ma anche malinconica, delinea il personaggio di Elide alla perfezione: un po’ sfacciata quanto basta in determinate situazioni, dolce e profonda in altre. E' indimenticabile in questo film che la lanciò verso quella consacrazione che sarebbe definitivamente arrivata due anni dopo con il capolavoro “Roma città Aperta” .
Nonostante tutto questa pellicola non ebbe un immediato successo, probabilmente la critica non s’accorse delle novità che “Campo de Fiori “ portava con sé tra cui l’ambientazione esterna e non più solamente l’interno di pomposi salotti. Il cinema stava cambiando, i personaggi ora erano quelli della vita reale, gente comune con storie vere da raccontare tristi o divertenti che fossero; da lì a poco sarebbe iniziata la grande stagione neorealista.
Nel 1943 l'attrice fa anche una breve apparizione ne "Gli Assi della Risata" di Roberto Bianchi e Guido Brignone. Il film è composto da quattro episodi: "L'ombrello smarrito", parodia sul tradimento coniugale, "Il trionfo di Poppea" che analizza la tematica del cinema muto, "Il mio Pallone", dove si prendono in giro i tifosi con tutte le loro manie e stranezze e "Ciribiribin" che prende spunto dalla canzone omonima. Anna Magnani compare nell'episodio "Il mio Pallone" assieme ai fratelli De Rege. Film rarissimo quasi introvabile, è pressochè dimenticato.
Elide è affascinata da Peppino che al contrario è in cerca di compagnie più altolocate .Peppino si innamora di Elsa (Caterina Boratto) e per la donna fa mille sacrifici, tra i quali anche quello di accudirle il figlioletto mentre lei si trova in prigione a causa di una bisca clandestina. Peppino, affezionatosi nel frattempo anche al bambino, spera di poter coronare il suo sogno d’amore con Elsa dalla quale però riceve in cambio solo una cocente delusione in quanto la donna, ritrovato il padre del piccolo, decide di sposarsi con lui. E' Aurelio, il barbiere,anche lui innamorato di Elide e grande amico di Peppino, a fargli capire che il vero amore sincero e disinteressato è quello della fruttivendola, un amore di cui Peppino non si era mai accorto o che forse pur accorgendosene non aveva mai voluto ricambiare, intento com'era a cercare qualcosa di meglio in un ambiente ipocrita e falso. Peppino apre finalmente gli occhi e si ricrede.
Molto belle le comicissime scene di gelosia e le liti furibonde tra Elide e Peppino ed i discreti corteggiamenti di Augusto. Anna Magnani, che in "Campo de Fiori" ha finalmente una parte di primo piano, è straordinaria; comica ma anche malinconica, delinea il personaggio di Elide alla perfezione: un po’ sfacciata quanto basta in determinate situazioni, dolce e profonda in altre. E' indimenticabile in questo film che la lanciò verso quella consacrazione che sarebbe definitivamente arrivata due anni dopo con il capolavoro “Roma città Aperta” .
Nonostante tutto questa pellicola non ebbe un immediato successo, probabilmente la critica non s’accorse delle novità che “Campo de Fiori “ portava con sé tra cui l’ambientazione esterna e non più solamente l’interno di pomposi salotti. Il cinema stava cambiando, i personaggi ora erano quelli della vita reale, gente comune con storie vere da raccontare tristi o divertenti che fossero; da lì a poco sarebbe iniziata la grande stagione neorealista.
Nel 1943 l'attrice fa anche una breve apparizione ne "Gli Assi della Risata" di Roberto Bianchi e Guido Brignone. Il film è composto da quattro episodi: "L'ombrello smarrito", parodia sul tradimento coniugale, "Il trionfo di Poppea" che analizza la tematica del cinema muto, "Il mio Pallone", dove si prendono in giro i tifosi con tutte le loro manie e stranezze e "Ciribiribin" che prende spunto dalla canzone omonima. Anna Magnani compare nell'episodio "Il mio Pallone" assieme ai fratelli De Rege. Film rarissimo quasi introvabile, è pressochè dimenticato.
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Anna Magnani nel ruolo di Mary
Nel 1943 esce un altro film che vede tra gli interpreti principali Anna Magnani. "L'ultima Carrozzella" di Mario Mattoli racconta la storia di Antonio Urbani (Aldo Fabrizi), detto Toto, vetturino nell'epoca dell'avvento del taxi. Un giorno Toto accompagna alla stazione la canzonettista Mary Dunchetti (Anna Magnani) che sbadatamente lascia sulla carrozzella la valigia. L'uomo ritrovato il bagaglio e restituitolo alla proprietaria viene da lei incolpato di aver rubato dalla valigia un prezioso brillante sostituendolo con un falso. La situazione sembra disperata per il vetturino, finchè, dopo mille peripezie, tutto si risolve per il meglio e l'innocenza di Toto risulta evidente. Per quanto riguarda il personaggio della Magnani indimenticabile è la scena in cui Mary fa le prove cantando "Basta solo un fiore..." ed interrompendosi ad ogni strofa per raccontare al pianista la vicenda in cui era incorsa.
Nel 1944 appare sugli schermi “Il fiore sotto gli occhi” di Guido Brignone. Nelle piccola città dove vivono Silvio Aroca, un professore (Claudio Gora), e la moglie Giovanna (Mariella Lotti), arriva una compagnia di commedie di cui fa parte la celebre attrice Maria Comasco (Anna Magnani), vecchia fiamma di Silvio. Il professore decide di andarla a trovare e di passare qualche giorno in sua compagnia. Per non destar sospetti Silvio propone a Maria di alloggiare nello stesso Hotel ma di far finta di non conoscersi, nel frattempo la moglie Giovanna conosce il Commendator Sanna(Luigi Cimara) che non esita a farle la corte. Dopo qualche perplessità la situazione si aggiusta e tutto si risolve nel migliore dei modi. Il film, che ebbe una lunga gestazione, all’uscita rimase nelle sale per poco tempo, vennè giudicatp piuttosto banale e ben presto venne dimenticato.
Nel 1944 appare sugli schermi “Il fiore sotto gli occhi” di Guido Brignone. Nelle piccola città dove vivono Silvio Aroca, un professore (Claudio Gora), e la moglie Giovanna (Mariella Lotti), arriva una compagnia di commedie di cui fa parte la celebre attrice Maria Comasco (Anna Magnani), vecchia fiamma di Silvio. Il professore decide di andarla a trovare e di passare qualche giorno in sua compagnia. Per non destar sospetti Silvio propone a Maria di alloggiare nello stesso Hotel ma di far finta di non conoscersi, nel frattempo la moglie Giovanna conosce il Commendator Sanna(Luigi Cimara) che non esita a farle la corte. Dopo qualche perplessità la situazione si aggiusta e tutto si risolve nel migliore dei modi. Il film, che ebbe una lunga gestazione, all’uscita rimase nelle sale per poco tempo, vennè giudicatp piuttosto banale e ben presto venne dimenticato.
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R. Morelli, P. Stoppa, A. Magnani, G. Cervi
Anna Magnani, Gino Cervi, Paolo Stoppa e Rina Morelli sono i protagonisti di “Quartetto Pazzo” film diretto da Guido Salvini ed ispirato ad una commedia di Ernst Eklund.
Elena (Anna Magnani) e Monica (Rina Morelli) sono due sorelle, la prima è separata dal marito Roberto (Gino Cervi) che ora vorrebbe risposarsi con un’altra donna, la seconda invece è innamorata dell’impacciato Filippo (Paolo Stoppa) che non si decide a sposarla. Le due donne con astuzia riescono comunque a tenersi stretti i rispettivi compagni.
Film girato nel 1944, quando Roma non era ancora libera, uscì solo nel settembre 1945. Commedia divertente, un po’ atipica e forse non molto adatta al periodo storico in cui uscì, “Quartetto Pazzo” è comunque un film piuttosto piacevole di cui sono soprattutto memorabili i battibecchi tra i personaggi di Elena e Roberto.
Sempre nel settembre 1945 esce “ Roma Città Aperta”, il magistrale film di Roberto Rossellini considerato il simbolo del Neorealismo. La riprese iniziarono nel gennaio dello stesso anno a guerra non ancora terminata, gran parte del nord Italia infatti era ancora in balia dell’occupazione tedesca. Roma da parte sua era da poco stata liberata, il ricordo delle ferite che subì era perciò ancora vivissimo tra la gente. Con questo film sia Anna Magnani che Roberto Rossellini trovarono la loro consacrazione come attrice e regista, la scena della morte della Pina dietro il camion nazista è stata ed è una delle sequenze più emblematiche di tutta la storia del grande cinema.
Ormai la stagione delle storie vuote e borghesi era terminata e alcune avvisaglie si erano già colte con "Ossessione" di Luchino Visconti del 1943 e con film come “ Campo de fiori” che, come detto, avevano iniziato a parlare di gente comune e ad utilizzare riprese anche d’esterni e non solo di lussuosi salotti. Ma fu "Roma Città Aperta" a cambiare il cinema italiano tanto che ancor oggi non si può rimanere indifferenti ad un tale capolavoro.
Elena (Anna Magnani) e Monica (Rina Morelli) sono due sorelle, la prima è separata dal marito Roberto (Gino Cervi) che ora vorrebbe risposarsi con un’altra donna, la seconda invece è innamorata dell’impacciato Filippo (Paolo Stoppa) che non si decide a sposarla. Le due donne con astuzia riescono comunque a tenersi stretti i rispettivi compagni.
Film girato nel 1944, quando Roma non era ancora libera, uscì solo nel settembre 1945. Commedia divertente, un po’ atipica e forse non molto adatta al periodo storico in cui uscì, “Quartetto Pazzo” è comunque un film piuttosto piacevole di cui sono soprattutto memorabili i battibecchi tra i personaggi di Elena e Roberto.
Sempre nel settembre 1945 esce “ Roma Città Aperta”, il magistrale film di Roberto Rossellini considerato il simbolo del Neorealismo. La riprese iniziarono nel gennaio dello stesso anno a guerra non ancora terminata, gran parte del nord Italia infatti era ancora in balia dell’occupazione tedesca. Roma da parte sua era da poco stata liberata, il ricordo delle ferite che subì era perciò ancora vivissimo tra la gente. Con questo film sia Anna Magnani che Roberto Rossellini trovarono la loro consacrazione come attrice e regista, la scena della morte della Pina dietro il camion nazista è stata ed è una delle sequenze più emblematiche di tutta la storia del grande cinema.
Ormai la stagione delle storie vuote e borghesi era terminata e alcune avvisaglie si erano già colte con "Ossessione" di Luchino Visconti del 1943 e con film come “ Campo de fiori” che, come detto, avevano iniziato a parlare di gente comune e ad utilizzare riprese anche d’esterni e non solo di lussuosi salotti. Ma fu "Roma Città Aperta" a cambiare il cinema italiano tanto che ancor oggi non si può rimanere indifferenti ad un tale capolavoro.